giovedì 24 marzo 2016

"Source Code" di Duncan Jones


Ormai lo dico sempre. Mettete insieme un regista di talento, uno script interessante ed una produzione solida e si ottiene il meglio da Hollywood. Le alternative sarebbero o fare dei progetti troppo autoriali o fare delle commercialate o ai limiti del trash o senza alcuna anima (Michael Bay coff coff).
Ovviamente non è questo il caso.
Ladies and Gentlemen, per la regia di Duncan Jones, “Source Code”.


Si era già visto in “Moon”, progetto sicuramente più piccolo rispetto a questo, che i geni di David Bowie erano ben radicati nel corpo e soprattutto nella mente di Duncan Jones. Con questo “Source Code”, Jones si dimostra essere non una semplice meteora nel cielo Hollywoodiano, ma un regista con grande talento che riesce a gestire bene anche una produzione più grande, riuscendo a fare compromessi, tenendo la qualità su un certo standard.
Se “Moon” era un sci-fi intimista, “Source Code” è un thriller fantascientifico con una bella dose di azione che riesce però a rimanere su quei livelli narrativi senza scadere nel banale. E’ per certi versi un prolungamento naturale di “Moon”. Pur avendo un budget più elevato a disposizione si respira lo stesso messaggio: l’identità dell’individuo e l’importanza dell’individualità.
In realtà, il thriller è solo uno scaltro trucco, e lo dimostra che basterebbero già i primi cinque minuti per trovare ed individuare l’attentatore. Proprio come per Lindelof in “The Leftovers”, a Jones non interessa scoprire chi è quest’attentatore, ma vuole andare più a fondo e parlare di altro.

L’ottima sceneggiatura di Ben Ripley ha la sola pecca di essere troppo melodrammatica in alcuni punti come nel finale, lasciandolo aperto ma rendendolo troppo romantico senza avere però quella potenza emotiva che ha il finale di un “Interstellar” o di un “Her”.
A livello narrativo ricorda tanto le vicende vissute da Bill Murray in “Ricomincio da capo”, ma anche ad altri modelli recenti come “Le morti di Ian Stone” o al meraviglioso “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (“Se mi lasci ti cancello” ndr).
A differenza del quasi coetaneo Richard Kelly (“Donnie Darko”, “The Box”), le riflessioni di Jones non si perdono per strada con intellettualismi troppo esagerati e filosofismi vari, ma sono caratterizzati dalla loro incredibile cinicità e da una forte potenza visiva.


“Source Code”, opera seconda di Jones, dimostra ulteriormente le sue grandi doti di regista regalando agli spettatori un’altra ottima pellicola sci-fi. Ora non resta che aspettare la vera prova del nove: “Warcraft”.

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