venerdì 12 febbraio 2016

"Inception" di Christopher Nolan


Si dice che il primo amore non si scorda mai. Si dice che il primo amore, ogni volta che si rincontra, faccia battere sempre il cuore e faccia venire i brividi. Se tutto questo è vero, allora questo film è il mio primo amore ed è la pellicola che mi ha trasformato da semplice spettatore cinematografico occasionale a vero e proprio cinefilo. Sarà difficile parlare di questo film in maniera distaccata e fredda, ma ci proverò lo stesso.
Ladies and Gentlemen, per la regia di Christopher Nolan, “Inception”.


“Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale?”. E’ in questo modo che ci viene presentato il personaggio di Dom Cobb, interpretato da un tormentosissimo Leonardo DiCaprio.
La risposta alla domanda precedente, ormai dopo quasi sei anni dalla release del film di Nolan, si dovrebbe conoscere: un’idea. Ma come fa un individuo a credere fermamente a un’idea che non è stata concepita dalla propria mente? Grazie all’innesto. Quello che deve fare Cobb è proprio questo: innestare un’idea nel subconscio di un potente uomo d’affari e per fare ciò userà il mondo dei sogni.
Inception non è semplicemente un film, è un film dentro il film, è un film meta cinematografico, è un film allegorico. Il tema del sogno è rappresentato come una spirale in cui il mondo reale e quello onirico s’intrecciano su più livelli, e il sistema su cui si basa l’universo creato da Nolan non è nient’altro che un’allegoria sul cinema. Cobb (il regista), che con l’aiuto della sua squadra (direttore della fotografia, del montaggio, cast ecc.), deve innestare un’idea (il film) nella mente di un’altra persona (lo spettatore), e per fare ciò ha bisogno di un mezzo: il sogno (lo schermo cinematografico). Lo schermo della sala cinematografica non è altro che la proiezione del sogno stesso. Tutto ciò viene ulteriormente confermato dal fatto che un film, a differenza di un sogno, può essere condiviso, e proprio per questo motivo Nolan decide di cambiare le regole del gioco, creando un universo in cui i sogni possono essere condivisi con altre persone, proprio come un film.


Il tipo di cinema di Nolan, si sa, disorienta con intelligenza e originalità lo spettatore, accompagnandolo a mano a mano da una parte per poi spiazzarlo nel finale. Per fare ciò impiega un montaggio pazzesco, anche estremo in alcuni casi (“Memento”), rendendo la concentrazione, elemento fondamentale per guardare i suoi film. "Inception" non è da meno. 
Nonostante nella prima parte i fatti sono raccontati con un montaggio lineare, si viene, tuttavia, sballottati in questo mondo in cui sogno e realtà si fondono e non conoscendo ancora le leggi che costituiscono il mondo onirico, saremmo, almeno inizialmente, molto storditi. Nella seconda parte (non appena si raggiunge il secondo livello di sogno) iniziamo a farci una prima idea di come funziona il sogno e le sue leggi, ma è proprio in quel momento che Nolan caccia dal suo arsenale il montaggio: i vari “piani onirici” si iniziano ad intersecare tra loro, rendendo il tutto più dinamico e meno statico. Il montaggio diventerà sempre più veloce, con una tensione crescente alimentata sempre più da due fattori principali: il montaggio stesso (non a caso Premio Oscar 2011) e la colonna sonora composta da Hans Zimmer, che dimostra ogni volta di essere il Beethoven del cinema.
La sceneggiatura, ideata e sviluppata dallo stesso Nolan per quasi dieci anni (dai tempi di “Following”), funziona in maniera impeccabile. Unisce il classico heist movie con il sci-fi facendo risultare il tutto credibile e mai scontato. I dialoghi sono scritti davvero bene e ben dosati, e anche quelle due-tre battute comedy condiscono il film senza risultare sgradevoli.
Tutte queste componenti vengono abbracciate da una fotografia semplicemente perfetta (anche qui Premio Oscar 2011). Fotografia per lo più fredda che da, alle scene che dovrebbero essere in teoria più “calde”, quel tocco di malinconia e rimorso che accompagnerà Cobb per tutto il film.
Infine, il cast che Nolan mette in piedi è di prim’ordine. Ognuno perfetto per il ruolo scelto. Leonardo DiCaprio, che meriterebbe l’Oscar (oh che novità), interpreta un personaggio difficile, tormentato e che ha perso in pratica tutto. Ellen Page interpreta il personaggio di Arianna, al quale è stato affidato il compito di progettare i vari scenari in cui il team verrà catapultato, che tra le altre cose è una fantastica citazione all'Arianna mitologica che aiutò Teseo ad uscire dal labirinto. Joseph Gordon-Levitt, Tom Hardy e Ken Watanabe formano delle ottime spalle per il protagonista. C’è, come in ogni film di Nolan, il cameo del grandissimo Michael Caine e infine c’è lei, l’affascinante e sensualissima Marillon Cotillard, che interpreta Mal (in francese significa “male”, mentre in ebraico “angelo”), la quale rappresenta la personificazione del dualismo che permea quasi tutta la cinematografia Nolaniana, e non a caso è sia la dolce metà di Cobb che la sua antagonista principale.


Che altro si può aggiungere? Forse c’è da dire ancora tanto o forse no, ma una cosa è sicura: con questo film Nolan è, di fatto, entrato con prepotenza nell’Olimpo della cinematografia mondiale. Con Inception, Nolan ci ha regalato momenti adrenalinici come la scena d’azione iniziale girata in maniera impeccabile, o momenti “WTF” come la scena finale con la trottola che è ormai un cult del cinema moderno, o momenti emozionanti come il ritorno a casa di Cobb che riabbraccia i propri figli accompagnato dalle sonorità di Zimmer.
“The dream is real” dice la locandina, ed infatti Nolan ci ha regalato un sogno che ammiriamo ad occhi aperti, una magnifica esperienza onirica, un Capolavoro reale.

2 commenti:

  1. Film veramente superlativo! Un cocktail di filosofia, azione, mistero, fantascienza e paradosso. Uno di quei film che segnano la storia del cinema

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    1. Assolutamente d'accordo. Una pietra miliare del cinema.

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